Destini?

Un sabato sera in cui le lacrime fanno fatica a restare dietro le palpebre, e in cui il muro che mi sono autoinstallata per non fare in modo che escano è più resistente del solito.
Dopo il terzo sabato di fila che passo con l’ansia che precede un grande evento, mi ritrovo per il terzo sabato di fila a tirare le somme e a rendermi conto che non c’è stato nessun grande evento. Ma nemmeno un piccolo evento, in realtà.
Decido di sistemare la mia mansarda, cosa che non faccio se non in situazioni tragiche, e tra le scartoffie degne della migliore delle studentesse e della peggiore delle segretarie (il dramma è che rivesto entrambi i ruoli), ritrovo un biglietto giallo molto ma molto sottile su cui è scritto “Grossman, Vita e Destino”.
Me l’aveva dato il dottore che mi ha fatto la visita per il lavoro al nido, che non so bene come ma dall’alto dei suoi 95 anni aveva colto che mi piacciono i romanzi russi, quelli lunghi in cui la storia delle nazioni si intreccia alla vita e ai sentimenti di qualche personaggio.
Il titolo non può che farmi pensare a Eri e alla sua visione di destino –  che a suo dire ancora non ho capito bene – che è in ogni caso totalmente diversa dalla mia. Anzi, io ritengo non esista proprio il destino, quindi l’incompatibilità di definizione è chiara.
Fatto sta che trovo un romanzo con questo titolo, in un sabato sera in cui non è successo niente e in cui come mai prima d’ora cerco un segnale, anche del destino mi va bene, che mi dia la spinta per andare avanti e convincermi che sto percorrendo una strada in salita e in solitaria, ma che comunque prima o poi mi porterà da qualche parte.
Che Eri avesse ragione?

Mondi che crollano

Sono una vecchia ventiduenne.La gioventù è per me cosa passata, non ho bisogno di fare nuove esperienze o di provare le ultime innovazioni, in nessun senso.
È che avrei bisogno di una nuova cura, ora.
Sto male. Sto male che non stavo così male dai tempi in cui V mi faceva patire le pene dell’inferno. Sto tanto male da non trovare rimedio. E la cosa che mi fa più incazzare è che sto così, un’altra volta, per un maschio.
Poche persone nella mia vita mi sono interessate veramente, e con ‘veramente’ intendo in modo incontrollabile. Io, che sono una maniaca del mantenere gli equilibri, del tenere sott’occhio tutto quello che mi succede, con la pretesa di poter gestire anche le emozioni. E ci riesco, eh, ci riesco anche bene fino a quando non subentra questo stato d’animo.
Beh, insomma, dicevo che poche persone mi sono interessate nella mia vita, in questo senso, e con nessuna di esse ho mai concluso nulla. Il perché non me lo spiego. Non me lo spiego ora e non me lo sono spiegata quella sera, quando avevo la possibilità di agire. Capire. Buttarmi?
Non prendiamoci in giro, tanto non l’avrei mai fatto.

Come una vecchia adolescente pusillanime e imbarazzata non ho il coraggio di espormi, e mi lamento con un “Perché non mi nota?”.
Ventidue anni signore e signori. E non so ancora relazionarmi con un uomo.
Nonostante la mia proverbiale diffidenza verso il genere maschile, il mio conclamato disinteresse verso possibili storie romantiche, la mia pluri-dichiarata ricerca dell’indipendenza personale e della tranquilla solitudine, prima che della compagnia di un uomo… Sono qui, in camera mia, che non riesco a prepararmi per questo fottuto esame perché ho le lacrime agli occhi. Ciò che non ottengo e che non riesco a far capire di volere mi obnubila la mente e non ho armi contro questo.
Parlo con Eri e con la Sissi di questa storia, le uniche che ora sono in grado di capire. Non riesco a dirlo nemmeno ad A e G, mi sento così fragile. Mi vergogno così tanto di provare questo.
Mi vergogno anche di fronte a questo foglio di Word.
Al mio iPod. Devo mettere una playlist che mi aiuti a superare questo momento. Parto con i Ministri cercando la giusta dose di incazzatura e disillusione.
Ma poi prevalgono come sempre i miei Muse. E non vorrei rovinare la musica del mio gruppo preferito riempiendola di significati che riguardano questa situazione, che riguardano quel “lui”. Sono significati che non se ne andranno. Lo so perché ho già rovinato Undisclosed Desires per colpa di V, e ogni volta che parte il pensiero, anche se ora senza dolore, si rivolge a lui.

C’è una canzone dei Muse che condivido con pochi. È la mia preferita, una di quelle che non hanno mai fatto live. Il perché non lo so, ma credo che anche Matt  sia così emotivamente coinvolto (come me, insomma) in questo testo e in questa melodia da non potersi permettere di mostrarla al mondo.
Non la mostrerò nemmeno io, nemmeno ora, nemmeno qui. Ieri mi è capitata shuffle, in mezzo a 1851 canzoni che potevano capitarmi, e le associazioni indebite sono partite. Così come le lacrime, quelle lacrime che non versavo da mesi.

Fiammiferi

Lo so che ragionando come ragiono, faccio perdere alle parole il loro effettivo significato, lo so. Ma ecco, io vorrei tanto che la scintilla scattasse e sono stufa di aspettare che scatti. Voglio fare in modo che scatti.
E so che la terminologia giusta non è più “scattare la scintilla” dato che è una cosa che ormai sono disposta a voler provocare io.
Ma si sa, è questione di famiglia. Mi sarebbe piaciuto esserci quando, nel lontano 1980, mia mamma si fece fare (sì, ripeto, si fece fare) la proposta di matrimonio da mio papà. Da noi se le scintille non scattano, abbiamo sempre pronti i fiammiferi.
Va beh, che io non sappia come accenderli è un altro conto.

Oroscopi al centro del mondo

Potrebbe essere difficile concentrarsi. Il trucco è di non prendere niente troppo sull’emotivo. Tieni le cose sul lato illuminato, e non ti abbattere se sembra che non riesci a trovare gli strumenti per scavare a fondo quanto vorresti. Potresti essere più produttiva se riuscissi a scremare più questioni piuttosto che provare a penetrarne solo una in particolare.
Che io non ci credo mica nell’oroscopo eh. Però a Londra, G mi ha trasmesso la sana abitudine di consultare questo sito di oroscopi a fine giornata, così, giusto per fare un bilancio. Il fatto che ci azzecchi sempre e che per questo mi faccia molta paura, non lo contiamo.
In sostanza, anche oggi il mio amato sito mi ha dato lo spunto giusto per bloccarmi.
Oggi è stato difficile concentrarmi sullo studio (ma perchè ho scelto di specializzarmi, che a quest’ora potevo già aver chiuso per sempre tutti i libri?) perché ero in un’altra dimensione. L’impresa di scavi in situazioni problematiche “Jude Trivelle s.r.l.” ha aperto e oggi ha fatto anche gli straordinari, che ce n’è di lavoro.
Ero là, nei meandri delle parole ma soprattutto degli sguardi, a cercare cosa poi? Il centro del mondo? Tanto poi so già che scotta e devo tornare indietro.

“Sto bene, non ti preoccupare, ma oggi gli ormoni sballati mi hanno portato a pensare anche a questo…”

Mi chiedono come mi sento. “Ti stai per laureare, sei l’orgoglio di tutti, hai intorno persone disposte a passare sopra i loro problemi pur di starti vicino in questi momenti”.
È vero. Momenti di gloria. Ho iniziato il corso di laurea magistrale e ho un futuro che si prospetta quanto meno interessante, davanti. Ho scelto la strada giusta per me. Mi sto per laureare nella triennale e so quanto duramente ho messo alla prova i miei nervi e la mia salute, nell’ultimo mese, per scrivere questa tesi, frequentare il nuovo corso e insieme lavorare come segretaria in palestra.
Lo sono. Sono fiera di me. E sono felice di vivere questo momento con delle persone meravigliose, con la valigia sul letto per tornare a Londra e la copertina turchese della tesi davanti ai miei occhi.
Sì. È tutto come deve essere.

Ma come mi sento?
Incompleta.
Ho giocato tutto su me stessa, e ho vinto, è vero. Ma non ho puntato su nient’altro. Niente.
Avevo intenzione di puntare su qualcosa, su qualcuno. Sono una codarda come poche. E ho lasciato scappare anche questo.

Non sono mai stata veramente innamorata, se non di un amore malato e ansiogeno e fortunatamente concluso. Mi chiedo se sarò mai in grado di innamorarmi davvero, e di puntare anche sul condividere questo sentimento con qualcuno. Ormai dubito. Devo avere qualche disturbo comportamentale.
Quando avevo l’occasione di capire, ho trovato, di mia spontanea volontà, i migliori escamotage per uscirne senza variazioni.
Sono solo una che ha paura di se stessa e di provare qualcosa. Ecco tutto. Ecco perché ho puntato tutto sul futuro, sugli studi e sulla carriera. Perché ho paura di affrontare il presente, e chi c’è ora.

The underneath’s no big surprise

Ciao, sono Jude e sono una persona che non sa cosa vuole.

Cioè l’ho scritto come se fosse una grande rivelazione. La vera rivelazione è che l’ho sempre saputo, almeno questo.
Quindi insomma, non sono mai una grossa sorpresa per me stessa, nemmeno quando sto ad analizzarmi pensando di aver scoperto l’acqua calda.
L’unica cosa che ho scoperto è che sono ancora una ragazzina molto piccola, con una paura assurda verso ogni tipo di sentimento diverso da ciò che vado progettando, e con il terrore di andare a finire dove nulla sarà più recuperabile.

Però magari per gli altri sono una sorpresa, alla fine, se mi si conosce meglio.
Chi si prende la briga di farlo?