Don’t look back in anger (?)

Cosa ti aspetti che ti dica?
Forse pensi che con un post in bacheca e qualche frase che dovrebbe farmi provare tristezza per te, potrei tornare ad essere il tappetino usa e getta che sono sempre stata?
Non funziona così. Non più.
Mi prendi, mi giri, mi volti, mi stropicci e mi lasci lì, da sempre, ogni volta un po’ più stropicciata, ogni volta più logorata. E io grido, cribbio, quanto grido lo so solo io, per non farmi calpestare di nuovo, per farti accorgere che hey, ci sono, son qui, non mi passare sopra con i piedi, puoi darmi ancora tanto, posso darti ancora tanto, tantissimo.
Non hai mai sentito nessun urlo, o hai deciso di non farlo, io questo non lo posso dire con certezza. So che non l’hai fatto e anzi, hai accelerato e dato gas per spianarmi. Non era rimasto quasi più nulla, te ne do atto, bravo, bravissimo.
Bene, ora mi dici che hai messo fine alla tua agonia, buon per te, anzi no, non buon per te ma non mi va di parlare di te e te e te e te. Non mi va di parlare. Non mi va di ascoltare, di offrire appoggio, di risolvere problemi per non ricevere in cambio nemmeno un ‘Grazie, Jude, ne avevo bisogno’. Nulla. Mi hai letteralmente consumata, fino al limite.
E ora semplicemente non ne ho più la forza. E non ti chiedo di perdonarmi per questo, non ho niente da farmi perdonare, solo ho una quantità di amor proprio che sì, è abbastanza da farmi salvare quel poco che mi è rimasto.

Dicono che con la rabbia non ci si fa niente. Se le ficcassero in culo queste frasette. Io  è grazie alla rabbia che sono sopravvissuta.

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“In the jingle-jungle morning I’ll come following you”

Stasera, dopo un bel po’ di mesi, ho rimesso sotto le dita i tasti bianchi e neri del mio buon vecchio fidato pianoforte. E’ sempre un’emozione, e il fatto che riprenda sempre con mesi di intervallo, rende ogni volta come la prima volta.
Io volevo fare chitarra, ma per un errore mi iscrissi a piano, al liceo, e lo studiai per tutti e cinque gli anni. Non mi piegai mai alle richieste della prof di imparare un po’ di repertorio classico. Nein! Io volevo fare col piano quello che avrei dovuto fare con la chitarra, e così con la prof collaborammo ad arrangiare un po’ di canzoni pop/rock. 
Imagine è l’unica che ricordo ancora a memoria e che suono senza spartito e senza incertezze. Your song non mi viene tanto male, così come Let it be, solo un tantinello arrugginite. 
E poi ci sono quelle che mi sono imparata da sola, quando ero già all’università, molte dei Beatles, Wish you were here dei Pink Floyd e alcune dei Coldplay. Per il resto vado un po’ a orecchio, posso suonarne un sacco a caso, con Wonderwall è stato fantastico, senza averla mai letta sapevo suonarla, forse perchè ero particolarmente in sintonia con i Liam e Noel di allora. 
Beh, ora il mio piano è stato spolverato e spero di non perdere la voglia in poco tempo, perchè dopo aver suonato sto sempre meglio, e per me è importante.
La musica è il centro della mia vita, poterla anche produrre decentemente mi rende un pochino più realizzata. E’ bello. 🙂

La vie universitaire (comment me manque!)

Bicocca: semestri. Che in realtà si concludono in tre mesi e per i rimanenti tre resti a casa a “studiare” per le sessioni di fine semestre.
Tre. Lunghi. Mesi.

L’università, se la vivi bene e con voglia di fare, è un ambiente stimolante. Ogni giorno conosci qualcuno di nuovo, anzi, devo ammettere che in due anni ho incontrato alcune anime che sono entrate a far parte delle persone più importanti della mia vita. Anime belle, ricche, con cui condividere concerti e passioni. Sì, mi mancano molto, purtroppo unire tutta la Lombardia in una giornata sola è complicato, problemi lavorativi e di trasporto si sommano. E così non vedo la Varesotta da mesi, la Lodigiana altrettanto e troppo poco spesso la Milan-pugliese che viene in Bicocca praticamente solo per portarmi la colazione sapendo che io a casa non la faccio mai (non è un amore?).
Poi, oltre alla persone, mi manca salire sul treno la mattina presto, magari anche quando fa freddo. Un buon libro, il mio maledetto lettore mp3 vecchio come il cucco che può contenere solo 200 canzoni, costringendomi a scegliere tra le attuali 855 della mia libreria multimediale (scelta che ricade sempre su Beatles, Springsteen, Oasis e Kooks). Un viaggio di un’ora e quaranta accompagnato dalla mia musica preferita e dai messaggi del buongiorno della mia migliore amica. E se si sveglia presto, anche del mio migliore amico, cosa che capitava spesso durante il primo anno di università e che mi metteva addosso una sensazione indescrivibile di tepore, abbracci e profumi che ho nel cuore.

Insomma, la mia università e la mia vita, quanto mi mancano!
Fortuna che a ricordarmela c’è di fronte a me questo bellissimo ed irrinunciabile manuale di storia moderna. No aspetta. :O