Lo stress

Preoccuparmi per me stessa.
Fermarmi un attimo.

Agli attacchi di panico e ansia, dico la verità, non ci ho mai creduto molto.
Fino a quando oggi l’agitazione, il nervoso, le palpitazioni mi hanno assalita totalmente. La frustrazione. I rapporti che se ne vanno a fare in culo. E magari è anche per colpa mia.
Devo cercare di resistere fino a sabato. Ce la posso fare.

Breath in, exhale, I’ve poked a nerve he’ll slap me like a whale.

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Saggezza sparita

6 dicembre 2011
Io e te, sappiamo più di chiunque altro quanto sia difficile dover dire addio ad un’idea, e quanto sia lacerante farlo per poi, pochi mesi dopo, rendersi conto che quell’addio non era nemmeno un arrivederci, ma solo un modo per respirare. 
E’ per questo che forse.. forse non dovremmo mai dire addio a niente. A nessuno. Forse dovremmo solo abituarci all’assenza, e guardare tutto con gli occhi di chi ha vissuto un’esperienza che ha fatto male, ma che ha cambiato profondamente il nostro mondo, in meglio magari. Non dovremmo dire addio a nessuna idea, ma ringraziarla, perchè ci ha accompagnate fino a dove siamo ora, con un po’ di brutalità, come ogni insegnante severa ma capace, e congedarla dicendole che è stata lei, a farci vedere la bellezza nel mondo.

Rendersi conto che la saggezza che avevo a 19 anni l’ho sfanculata proprio.

I’m only sleeping

Febbraio non mi ha mai fatto bene, in generale.
È sempre stato il mese delle scoperte tristi, delle prime volte andate in fumo, dei segnali da non interpretare.
E il mio fisico, la mia psiche, il mio io si è semplicemente adattato: febbraio ormai è sinonimo di letargo.
La chiamano anche depressione stagionale, i media si riempiono la bocca di questi termini, hanno la smania di definire con un termine universalmente riconosciuto ogni singola cosa, un po’ come me.
Io soffro, comunque sia, di questa cosa.

Si tratta del momento dell’anno in cui sento che per un po’ devo mettere da parte la forza che ostento continuamente in ogni situazione, come quando mio zio si è ammalato ed è morto e io non ho versato una lacrima di fronte a nessuno, sono stata roccia sicura e indistruttibile per quanti volessero usufruirne, e quando pochi mesi dopo, mia nonna si è ammalata per il dolore di aver perso un figlio e di nuovo sono stata l’appoggio di tutti. Ho dovuto aspettare febbraio per riuscire a mettere da parte la corazza e affrontare, finalmente, il mio dolore. L’ho fatto stando a letto giorni interi e coccolandomi con il piumone e i tè caldi.
L’anno scorso è stato però l’anno peggiore, me la sono presa con tutti per questa mia condizione, ho rivangato le peggiori cose in ogni rapporto e chi mi è rimasto vicino è stato per me tutto, anche se tutto ciò che facevo era cercare di allontanarli per vergogna o forse perché ero solo stanca.

Quest’anno per fortuna, essendo preparata, sto riuscendo a gestirla, nonostante a ben vedere sia un periodo bello pesante tra frustrazioni relazionali e impegni carichi di responsabilità. Sono ben poche le cose che mi danno la forza e nemmeno una è esterna a me: non ci sono persone da cui sto traendo energia per alzarmi la  mattina, bensì lo faccio dalla piccola riserva di benzina che ho dentro e dall’impegno che sto mettendo nel tirocinio al nido con i miei bambini.
Venerdì per esempio, dopo una bellissima giornata con i bambini all’asilo, sono tornata a casa con il magone, anzi con le lacrime agli occhi, perché già mi mancavano. E mi rendo conto che non è un comportamento normale, e ho dovuto ammettere che anche quest’anno è tornato il mio amico letargo e devo assecondarlo per un po’.

“Please don’t wake me, no, don’t shake me. I’m only sleeping”.


Piumone e tisane saranno ancora per un po’ I miei migliori amici. Mi riprometto che quest’anno durerà poco, ma se il corpo e la mente me lo stanno richiedendo, è giusto che io conceda loro questo momento.

 

Anche se vorrei solo piangere.

.

Chissà come finirà.
Perchè finirà, tutto questo dolore smetterà di esserci ad un certo punto, ne sono certa. Tutto questo senso di colpa, di non aver tentato abbastanza.
“I should have drove all night…”

Ma no, non avrei dovuto, lo so, e un giorno di questi riuscirò a spiegarlo anche al mio cuore.

Due febbraio

2 febbraio 2010, h. 23.41
Il tutto è avvenuto, nel modo più naturale possibile. Abbiamo parlato per due ore e mezza, ho capito tutto, o almeno, ho capito che avevo frainteso. E, qualunque cosa accada ora, non importa. Siamo legati da qualcosa di bello, amicizia forse. Pero c’è, e mi fa stare bene. Questo conta.
Ho diciotto anni, ho condiviso dei fazzoletti perchè entrambi siamo raffreddati, e un caffè, ho affrontato il primo appuntamento della mia vita e mi sono resa conto che snobbare quello che sento non è servito mai a nulla. Il raffreddore l’avrei preso comunque.

2 febbraio 2013, h.23.41
Ho appena realizzato che sono passati tre anni esatti e che perdendo V, ho perso un po’ di poesia. E un pizzico di magia.
E ci ho guadagnato la certezza di non avere più la minima voglia di cercarlo altrove.
Ora tocca al gin. Poi si vedrà.

Pargoli

Avrei potuto studiare scienze del turismo e fare tirocinio al telefono con un tour operator, seduta e comoda. Ma ho scelto scienze dell’educazione e per il tirocinio mi tocca tenere in braccio sei ore una pargola di undici mesi che piange appena la lascio un attimo. E ho la schiena a pezzi.
Però ho il cuore pieno, e in questo week end mi mancano già sia lei che il bambino ciccione, ma tanto ciccione che nemmeno riesce a girarsi, e fa continuamente la faccia stupita (o affamata) e me lo vorrei tanto mangiare.
Le mie compagne di uni, per il primo giorno di tirocinio, hanno commentato su Facebook con frasi come: “Bimba bionda con gli occhi blu che nemmeno mi conosce e già mi corre incontro e mi abbraccia”. Il mio commento è stato un po’ più veritiero: “Bimbo biondo con gli occhi blu che mi vede da lontano e scoppia in un pianto atomico, mi avvicino un po’ e mi vomita addosso”.
Questa è la realtà dei fatti, ma è più bello così, decisamente.