And hey there, Mrs. lovely moon, you’re lonely and you’re blue

Un viaggio che è valso la pena affrontare.
Mica lontano, a Milano Affori. Però lungo, intenso. Dentro.

Soprattutto il ritorno in treno, quel treno Porta Garibaldi – Lecco che non prendevo da mesi, anzi, dal giorno di quell’ultimo appuntamento dopo il quale sono rimasta col cuore leggero e tanto bene ancora da dare.
C’è voluto il sole, il mio treno dei ricordi, i tre anni che ho passato a guardare fuori dal finestrino verso casa sua, piuttosto che verso qualche magico tramonto sul lago, a farmi capire che devo andare avanti.
Non riuscivo a farcela perchè la cosa ancora non l’avevo affrontata.
Ora è il momento, perchè sono viva, perchè voglio farmi male se questo significa provare di nuovo qualcosa. Sbattercela sta cazzo di testa contro il muro di mattoni, ricordarmi com’era.
Per sentire.

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Caldo. Sudore. Noia.
Sono in una discoteca di Milano, quella Milano che ho imparato a sopportare di giorno ma che evito ancora di notte, come se il  male si annidasse tutto lì. Non so come ci sono finita, trascinata dalla solita euforia giovane e spigliata di A, che ha convinto Ale a portarmici.
E’ che io non sopporto il genere di musica, non mi piace più l’invasione dei miei spazi vitali da parte del latin lover sociopatico di turno.
La discoteca per me è lo spazio della solitudine per antonomasia: commistione di corpi e separazione di anime. Pensa che ti ripensa, mercoledì sera, in questa discoteca, giungo alla conclusione che il vero problema è il fatto che non mi posso fermare a pensare: mi sto tenendo occupata in migliaia di modi per non pensare che il mio messaggio di posta è stato visualizzato martedì mattina alle 07.12 e che non ho ricevuto risposta. Esco continuamente, ieri sono andata all’ospedale a trovare un numero di parenti e amici e parenti di amici ricoverati, ho fatto il giro di tutti e tre i piani del Manzoni pur di non rimettermi in macchina da sola.
Oggi ho passato la giornata a studiare e a vedere tutte le ultime serie di Glee, Gossip Girl e New Girl, a sistemare tutte le cartelle del computer fisso e a parlare al telefono con circa tutto il mondo.
E mi sono ritagliata un piccolo spazio di riflessione qui e ora, per arrivare all’assunto che era meglio non ritagliarmelo. Vado a provare a cucinare il riso allo spumante. Sì, so che non è ancora ora di cena.

She

Oggi, per la prima volta in tre anni che passo metà delle mie giornate a Milano, A mi ha portata sui Navigli. E per la prima volta in tre anni, Milano è riuscita a darmi qualcosa.
Sono tornata a casa con queste vesciche sui piedi, dolore atroce a glutei troppo rilassati e polpacci mollicciosi. Ma il cuore tanto pieno, tantissimo.
E devo tutto a lei, la mia amica, la Migliore.
Le giornate così piene, le risate stupide, la filosofia e l’innocenza.

E’ che se incontri persone così, non puoi mica fartele scappare.
Perchè sono promesse che si rinnovano ogni volta che ci si guarda negli occhi.

Bon voyage – Agosto infame

Baci su una guancia rubati in mezzo ad una via del centro. Saluti con la mano che non avrei voluto significassero “Buon viaggio”. Eppure, era questo che volevano dire. Le mie mani che sventolano in preda al panico, sperando che l’energumeno accanto a lui, quello che definisce “il suo ragazzo” (ma “il suo catamarano” suona meglio), non lo vedesse. Le sue mani che si muovono a malapena accompagnate da un sorriso triste e dalla mia stessa speranza, immagino.
E poi nulla.
E’ che V è come Milano. Non la sopporto quando la devo vedere, la evito in ogni modo. Però quando ci sto lontana, mi manca e sembrerebbe l’unica città in cui vorrei stare. Caotica ma viva.

Ho appena paragonato una città al mio migliore amico. What the fuck? 

E’ che agosto mi ha sempre fatto questo effetto.