Diventare stronza in poche, semplici mosse

Alla fine ieri, prima di andare a ballare, ero in centro e mi son detta che dai, non mi costava nulla fare un salto al lavoro e salutare V. 
Voglio dire, prima o poi dovevo affrontare e vedere se la reazione alla sua presenza fosse stata la stessa che tentavo di scacciare, o se effettivamente ce l’avevo fatta, se ero libera. Era una paura che dovevo affrontare. Me lo dovevo. 
Così, ka-boom! Eccomi lì dentro, nel Buco Buio come ho sempre chiamato il bar di Cicciommerda. Il Buco Buio ieri era un attimino più luminoso, meno sfarzoso però, oserei dire più simpatico. E simpatico era l’aggettivo che meno si adeguava al Buco Buio dal mio punto di vista. 
C’erano V e il suo amato Cicciommerda, visione che non ho mai sopportato per più di quanto, dieci secondi? 
E invece, stranamente, nessun effetto. Apparte una moderata simpatia per M, (smetterò di chiamarlo Cicciommerda da… ora!). Viene lì, mi fa gli auguri, mi abbraccia; e fino a pochissimi mesi fa mi voleva morta e io desideravo per lui lo stesso, o anche peggio. Odoriamo insieme delle piante e ci divertiamo a prendere per il culo V, uno dei miei passatempi preferiti.
Penso proprio che ora M non mi faccia più tanto schifo proprio perchè mi sono allontanata dalla visuale dell’amica innamorata, l’ho proprio dimenticata, credo. Ottimo, no? Cioè, non ho più la percezione dei rivali e non desidero più fare loro agguati. Magari, più semplicemente, non ho più motivi per odiarlo. 
In tutto questo, V mi abbraccia, forte forte come solo lui mannaggiamme sa fare. 
Non ci vedevamo da tre mesi. Voleva delle spiegazioni, aveva gli occhi opachi ed è una cosa che non ha mai avuto, al contrario, era la loro lucidità ad avermi fatto perdere la testa. Mi chiede che fine ho fatto, quali erano tutti quegli impegni che mi impedivano di vederci anche solo per qualche minuto. 
Non c’erano. 
Non ci sono mai stati.
L’unico impegno, il più grande che avevo, era quello di uscirne.
E ora che parlarne non mi fa più male, mi sento solo una stronza. Una stronza proprio, senza termini di mezzo, stronza e basta. Perchè non meritava questo, meritava una spiegazione. 
Proprio adesso che parlarne non fa più male, gliela devo. Gliela darò. 

Me ne sono andata a recuperare A in stazione dopo pochi lunghissimi minuti, felice per avere avuto, finalmente, la certezza della fine non troppo sofferta di questo invece soffertissimo travaglio, del MIO lieto fine, insomma; ma con un sentimento più forte dentro, quello della colpa, quello di aver visto il male provocato da me negli occhi della persona che ho amato di più al mondo.

Ciao, è stato bello rivederti, e presto ci vedremo da soli. Ti parlerò dei motivi per cui sono sparita, quelli veri. Notte“. 
Ora queste parole non fanno più paura. 

Annunci

I love you?

Vedo queste storie di ragazzine che si bruciano la vita per stare dietro al loro migliore amico, e viceversa.
E sto così male per loro, come se ogni volta che vengo a conoscenza della loro brutta malattia, riviva istante per istante, abbraccio per abbraccio, la mia che sostengo essere passata.

Certo.
E’ che io sto così perchè capite, l’italiano medio si fa figo parlando inglese e scrivendo “I love you” negli sms. E’ che io se sento I love you non riesco a pensare al fatto che significa anche Ti voglio bene. Sicuramente è per questo motivo che sono rimasta fregata, sì. Dev’essere così. Non dimentico gli I love you e non so dare loro il giusto significato. 
E quindi sarò nella merda per tutta la vita.

Va beh, intanto 378915798 miei amici mi stanno facendo rosicare per aver preferito Gardaland (che mi procura sempre lussazioni varie) al concerto milanese degli Of Monsters and Men.
Però tanto alla fine so che ho fatto bene a non andarci. Sarei stata tutta sera con una di quelle ragazzine e con il suo migliore amico. Sarei stata triste per loro, molto. 

Mai stati in Justfriendistan?

Ah sì.  Justfriendistan.  Un territorio che è stato battuto in quanto ad ospitalità solo dal Sahara occidentale, dal deserto Acatama e dal Nono Girone dell’Inferno Dantesco. Cazzo, la maggior parte delle persone preferirebbe stare su Mercurio o essere perforata da raggi cosmici piuttosto che essere esiliati in Justfriendistan!
Prima di tutto, il miglior modo per uscire dal Justfriendistan è non entrarci mai.
E’ un po’ semplicistica, lo so. “Basta non cacciarsi nei guai, stupido!”. Ma ci sono un sacco di cose nella vita che sono come l’obesità: è dura preoccuparsi del problema quando ormai ci sei impantanato. Dura. Ma non impossibile!

How to stay out of the Friend Zone – Dr. Ali Binazir

Party animal – in love

Oggi ho vissuto un’esperienza epocale: non ho fatto un tubo. Era la prima volta che mi capitava di avere così tanto tempo libero praticamente dal liceo. Beh, oddio, al liceo me lo prendevo con la forza piuttosto che studiare latino, dettagli.

Comunque sia, questo dolce far niente mi ha permesso di prendere visione di un film che agognavo da tempo di vedere. No, non chissà quale film della mia lista dei 30 film da vedere (quelli seri. Insomma, i Film con la F maiuscola – ma quante volte ho usato la parola “film” in questa frase?).
No, ho guardato “Project X“, di cui nel link trovate una delle scene maggiormente esplicative. Che poi è uguale a tutte le altre scene. Non un capolavoro, ecco.
Il vero capolavoro lì dentro era la festa! 🙂 Scherzi a parte, per un attimo è uscita la mia indole da animale sociale sbronzone e porco cane, mi sarebbe piaciuto esserci, magari andar via poco prima dell’entrata in scena della droga, ma tutto quello che c’era prima…oh sì!
Al di là di questo, la cosa che più mi ha fatto specie è che sono stata in grado di commuovermi anche di fronte a questa cagata immane. Ebbene sì. La storiella del migliore amico e della migliore amica mi fa ancora uno strano effetto, nonostante il periodo di infatuazione inevitabile che ho passato col mio migliore amico qualche tempo fa sia archiviata. E’ che rivedo la me di allora, le speranze, il coraggio, tutto, in qualunque personaggio poco studiato  e beota.

Irrimediabilmente stuck in the friendzone.