Chi non muore…

…e quindi eccomi qui.
Questo spazietto sul web è stata la casa mia e delle mie parole per tanto, tantissimo tempo.
In realtà non ci avevano mai sfrattate, certo, però forse era un po’ meno casa, un po’ meno nostro. Non siamo approdate a lidi più felici, siamo proprio andate a zonzo per qualche tempo.
Beh, inutile dire che il mio zaino pieno di parole iniziava a diventare pesantino, e non c’è nulla meglio della propria casa per depositare il fardello e stare un po’ al caldo, prima delle nuove avventure.

Cosa dire? E’ iniziato un nuovo anno, il 2015, o così ci hanno insegnato a numerarlo.
Non credo negli ultimi dell’anno che cancellano il vecchio per accogliere il nuovo: ciò che c’era il 31 dicembre l’ho ritrovato uguale uguale il 1° gennaio.
Credo però che così, per puro spirito di positività, debba darmi un proposito per i prossimi 365 giorni.
L’ho trovato in una canzone dei Death Cab For Cutie, si chiama I’ll follow you into the dark.

Waiting for the hint of a spark.

Mi sono imposta che ci proverò. Cercherò la scintilla negli eventi, nei luoghi, e soprattutto nelle persone, anche in quelli che la scintilla mi sembrava non l’avessero proprio. Cambierò idea e mi lascerò, per una volta, guidare.

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Mondi che crollano

Sono una vecchia ventiduenne.La gioventù è per me cosa passata, non ho bisogno di fare nuove esperienze o di provare le ultime innovazioni, in nessun senso.
È che avrei bisogno di una nuova cura, ora.
Sto male. Sto male che non stavo così male dai tempi in cui V mi faceva patire le pene dell’inferno. Sto tanto male da non trovare rimedio. E la cosa che mi fa più incazzare è che sto così, un’altra volta, per un maschio.
Poche persone nella mia vita mi sono interessate veramente, e con ‘veramente’ intendo in modo incontrollabile. Io, che sono una maniaca del mantenere gli equilibri, del tenere sott’occhio tutto quello che mi succede, con la pretesa di poter gestire anche le emozioni. E ci riesco, eh, ci riesco anche bene fino a quando non subentra questo stato d’animo.
Beh, insomma, dicevo che poche persone mi sono interessate nella mia vita, in questo senso, e con nessuna di esse ho mai concluso nulla. Il perché non me lo spiego. Non me lo spiego ora e non me lo sono spiegata quella sera, quando avevo la possibilità di agire. Capire. Buttarmi?
Non prendiamoci in giro, tanto non l’avrei mai fatto.

Come una vecchia adolescente pusillanime e imbarazzata non ho il coraggio di espormi, e mi lamento con un “Perché non mi nota?”.
Ventidue anni signore e signori. E non so ancora relazionarmi con un uomo.
Nonostante la mia proverbiale diffidenza verso il genere maschile, il mio conclamato disinteresse verso possibili storie romantiche, la mia pluri-dichiarata ricerca dell’indipendenza personale e della tranquilla solitudine, prima che della compagnia di un uomo… Sono qui, in camera mia, che non riesco a prepararmi per questo fottuto esame perché ho le lacrime agli occhi. Ciò che non ottengo e che non riesco a far capire di volere mi obnubila la mente e non ho armi contro questo.
Parlo con Eri e con la Sissi di questa storia, le uniche che ora sono in grado di capire. Non riesco a dirlo nemmeno ad A e G, mi sento così fragile. Mi vergogno così tanto di provare questo.
Mi vergogno anche di fronte a questo foglio di Word.
Al mio iPod. Devo mettere una playlist che mi aiuti a superare questo momento. Parto con i Ministri cercando la giusta dose di incazzatura e disillusione.
Ma poi prevalgono come sempre i miei Muse. E non vorrei rovinare la musica del mio gruppo preferito riempiendola di significati che riguardano questa situazione, che riguardano quel “lui”. Sono significati che non se ne andranno. Lo so perché ho già rovinato Undisclosed Desires per colpa di V, e ogni volta che parte il pensiero, anche se ora senza dolore, si rivolge a lui.

C’è una canzone dei Muse che condivido con pochi. È la mia preferita, una di quelle che non hanno mai fatto live. Il perché non lo so, ma credo che anche Matt  sia così emotivamente coinvolto (come me, insomma) in questo testo e in questa melodia da non potersi permettere di mostrarla al mondo.
Non la mostrerò nemmeno io, nemmeno ora, nemmeno qui. Ieri mi è capitata shuffle, in mezzo a 1851 canzoni che potevano capitarmi, e le associazioni indebite sono partite. Così come le lacrime, quelle lacrime che non versavo da mesi.

Serenità

La zozza se ho latitato su questo blog.
‘a rieccome! 

Ciao bloggino.
Ciao.
Mi sei mancato.
No. Non è vero.

Diciamo che non ho avuto il tempo di sentire la tua mancanza, è stato un periodo pieno in tutti i sensi.
In primis ho finito gli esami, ergo sono ufficialmente una laureanda in procinto di scrivere una ssssshtupenda tesi. Quindi insomma, mi sono impegnata. Ho addirittura studiato. Ho concluso con un 29 e una media di tutto rispetto.
La dedico ai prof delle superiori che incontro in giro e che quando gli dico che sto per laurearmi, mi fanno le facce tipo: “Osti da te non me l’aspettavo”. 

Poi, ho realizzato un altro dei miei sogni più grandi, ho visto la mia band preferita dal vivo, i Muse, ormai tre venerdì fa.
E’ stata una settimana inconcepibile, quella che ha preceduto il live, di ansia, emozione, insonnia. Non esagero, chi mi conosce sa quanto conti per me l’assistere a dei concerti e soprattutto quanto conti per me la musica dei Muse.
Ancora oggi ho il batticuore se ripenso all’abbraccio scoordinatissimo che ci siamo date io e la Sissi alla comparsa di Matthew sul palco, ma soprattutto ho l’ansia se penso al fatto che Ale l’ha ripreso e ha ripreso tutto l’isterismo di quei cinque minuti ed è pronto a pubblicarlo. 

Poi, ho trovato un lavoretto e ne sto cercando altri mentre scelgo la specialistica, e ho ovviamente dovuto per questo tagliare un po’ dello spazio che dedicavo alle amicizie.
Ho scelto di dare delle precedenze, e sono il lavoro e l’università, non per questo disdegno di sentire nessuno, anzi, però c’è chi ha capito questa mia esigenza, mi viene incontro, vedo regolarmente. Sono persone con cui nel giro di un mese ho stabilizzato i rapporti, li ho intensificati e consolidati.
E poi ci sono persone che non sono state in grado, come è accaduto anche in passato, di capire, e non fanno nulla se non farmi pesare il fatto che non ci possa essere fisicamente. Ma non per questo cambiano i loro programmi.
Ultimi e anche meno importanti, coloro che non hanno problemi riguardo alla mia poca presenza perchè tanto erano spariti già da prima. E’ un discorso che non vorrei affrontare perchè avevo investito molto, a livello affettivo, su un rapporto in particolare che per maleducazione, mancanza di rispetto, stronzaggine del soggetto è finito nel dimenticatoio, purtroppo. 

Beh, credo sia tutto. Un bel periodo.
Ah, ho addosso, dopo anni, una serenità invidiabile e credo che la cosa esca un po’ dal modo in cui ho scritto. 
Sono fiera di me come non lo sono mai stata. E sono veramente, veramente serena.

Addio unico grande amore

Sapete cosa?
Morite tutti. Non puoi rubarmi un lettore mp3 scamuzzo del 2006, tutto scrostato, da 2 giga.
Il mio tesoro più grande.
Passerò l’ultimo mese di università senza musica grazie a voi. Il che per me equivale praticamente alla morte.

Spero che il mio amico verdolino vi si ritorca contro e vi strozzi con le sue cuffie. Che per giunta non funzionavano nemmeno più.

And hey there, Mrs. lovely moon, you’re lonely and you’re blue

Un viaggio che è valso la pena affrontare.
Mica lontano, a Milano Affori. Però lungo, intenso. Dentro.

Soprattutto il ritorno in treno, quel treno Porta Garibaldi – Lecco che non prendevo da mesi, anzi, dal giorno di quell’ultimo appuntamento dopo il quale sono rimasta col cuore leggero e tanto bene ancora da dare.
C’è voluto il sole, il mio treno dei ricordi, i tre anni che ho passato a guardare fuori dal finestrino verso casa sua, piuttosto che verso qualche magico tramonto sul lago, a farmi capire che devo andare avanti.
Non riuscivo a farcela perchè la cosa ancora non l’avevo affrontata.
Ora è il momento, perchè sono viva, perchè voglio farmi male se questo significa provare di nuovo qualcosa. Sbattercela sta cazzo di testa contro il muro di mattoni, ricordarmi com’era.
Per sentire.