London, I’m coming!

Domani, finalmente, parto.
Scappo, nel vero senso della parola.
Consapevole che tornerò e saranno ancora tutti allo stesso posto, che i miei amici mi abbracceranno sempre e che non è sbagliato fuggire per un po’ dal male.
Finisce un anno e stavolta non ho voglia di tirare le somme, perché mi verrebbero in mente solo le cose negative, e io in fondo sono stata bene, non è giusto rivangare solo nel dolore quando ho avuto 365 giorni di amicizia, impegno e consapevolezza di fare le cose giuste per me.
Che è la cosa più grande.

Scrivo e mi rendo conto di avere un mezzo sorriso sulle labbra.
E’ la strada giusta.

Buon 2013 a tutti, buon Capodanno, e mi raccomando, io non potrò ma voi ubriacatevi come se non aveste un domani, perché tanto alla fine un domani lo avrete comunque.

Sparklin

Oggi brillo di luce riflessa.
La Sissi è contenta e, inevitabilmente, trasmette anche a me tutta la sua allegria, raccontandomi i piccoli passi avanti che ha fatto ieri con quella specie di essere umano che amo definire Porceddu. Così, per assonanza.
Poi ci sono la Eri ed F che sono esaltate per il regalo che consegneremo ai nostri super-amici, e non so come, mi sono ritrovata a fare un biglietto con la nostra foto e il testo di Grazie perchè (che non è esattamente il mio genere), proprio così, travolta dalle loro mega idee. Ah, dettaglio, il biglietto si accompagnerà ad un paio di boxer rossi con la foto di noi ragazze sulla chiappe. Fine come cosa.
Va beh, alla fine mi rendo conto che come tutte le donne sono soggetta a sbalzi ormonali/umorali di tutto rispetto, ora resta da capire se la mia vera situazione è quella iperattiva di oggi, o quella amorfa e depressa di ieri.
Bah.

Dai, buona vigilia a tutti, se festeggiate il Natale. Io in teoria no ma per quest’anno faccio un’eccezione, ne andava di un carico di cake-pops (clic per chi non sapesse cosa sono) abbastanza ingente.

Resta.

A casa da sola, dopo aver preparato la valigia, nella mia vasca. Un bagno caldo e il silenzio, che non mi concedo mai di ascoltare. Il più totale, benedetto, silenzio.

Decido di non pensare che se penso sono perduta, mi massaggio dolcemente la testa con lo shampoo agli agrumi, rilassante già di per sè, e mi abbandono completamente all’acqua, nessun ricordo, nessuna emozione se non un piacevole tepore.
E sto bene, veramente.

Poi esco dalla vasca e in realtà è ancora tutto lì, l’amarezza, l’ansia, il dolore. Ci sarà di nuovo quando rimetterò piede in terra italiana nel 2013, ma non perchè è qui, in questi luoghi, in questa casa, ma perchè ha una prenotazione fissa nel mio cuore, alberga tranquillo in una suite presidenziale.
So che sta solo a me sfrattarlo.
Ma è tutto quello che mi resta, e voglio coccolarlo ancora per un po’ col servizio in camera e la pay tv.
Poi giuro che lo manderò via, lo prometto. 

Mi sono connessa su Facebook e l’ironia sulla fine del mondo prevista per stasera non mi ha infastidita assolutamente, solo mi ha fatta morire dal ridere, e mi ha tirata veramente su.

Bene, ipotizziamo che stasera ci saranno mega meteoriti in ogni dove, immaginiamo che moriremo tutti, solo per un attimo.
La cosa non mi spaventa molto, saremmo tutti un puff!, nessuno si perderebbe nulla. Quello che mi dispiace è che per circa due anni ci siamo organizzati, con qualcuno in particolare, la nostra megasbronza pre-morte certa.

Non c’è la fine del mondo.
Non c’è l’alcool.
Non c’è nemmeno quel qualcuno, che fra 24 ore compirà gli anni e io, per la prima volta, non sarò la prima a fargli gli auguri.

L’ho detto io che devo evitarlo sto spazietto bianco su wordpress per qualche giorno, guarda dove sono arrivata di nuovo! Grrrrrrr.

Long walks

Sì, sto latitando parecchio.
L’esame di cinema mi sta risucchiando viva, così come la preparazione delle valigia per Londra, svariate consegne dell’UPS da attendere, il lavoro, Angry Birds, i regali che mi ero ripromessa di non fare a nessuno, il programmare tutti i concerti che ho acquistato per il 2013, il non pensare all’imminente fine del mondo.

Lo ammetto, in fondo tutte queste cose non mi risucchiano.
E’ che questo spazio, per me, è il mio momento di riflessione, la finestra su quello che ho dentro. E a differenza di quanto possa sembrare, non sono così forte, e ora non sono pronta a leggermi dentro.
E’ ancora una lunga, lunghissima strada quella che devo percorrere, e la voglia che ho di incamminarmi non è poi tanta.
Aspetterò di essere pronta, nel frattempo Bruce mi starà vicino. (Che oggi sono arrivati i biglietti per il 3 giugno e sì, lo vedrò di nuovo. Il migliore).

Grazie iTunes

Continuando a starnutire saltello sicura nella riproduzione casuale di iTunes.
No, non possiedo alcun marchingegno touch screen Apple né anelo ad averlo. Prima di tutto perché non so come si usa, con le dita mi ingarbuglio tutta; in secondo luogo sono affezionata al mio cellulare del giurassico; e last but not least, non ho nemmeno un centesimo in tasca per considerare anche solo l’idea di comprare un aggeggio simile.

Ho iTunes sul computer per due motivi di base:

1)    Sono una persona disordinata, totalmente, non riesco a tenere un regime di equilibrio (anche solo apparente) in camera mia per più di trenta secondi. Il mio caos si riflette anche sul desktop del mio computer che consiste in tremiliardi di icone sparse senza logica e sulla mia libreria, dove libri dell’uni si confondono amabilmente con narrativa russa e foglietti vaganti e quaderni delle superiori. L’unica cosa sulla quale non sono disordinata, è la musica: nel mio mobiletto ho in ordine di grandezza buste con gli spartiti per il pianoforte, dvd di musica, cd originali divisi per artista, porta cd con i dischi masterizzati. Per non parlare della perfezione maniacale con cui ripongo i vinili dopo averli utilizzati: prima nella bustina bianca di carta velina, poi nella copertina vera e propria, sempre rivolti verso l’alto. E guai se mi striscia la puntina durante la riproduzione, è il panico. Per osmosi, anche sul mio pc la musica deve essere rigorosamente in ordine e iTunes è la soluzione migliore. Tutti i miei 5,13 GB di canzoni (circa mille, in tutto) sono completi di artista, album da cui il brano è tratto o singolo se si tratta di un lato B, anno e genere. Dal primo all’ultimo, senza distinzione tra Creedence Clearwater Revival e le poche canzoni da spiaggia che ho tirato su strada facendo.

2)    I magici effetti visivi: immaginate di essere da soli, in una stanza completamente buia. Fate partire una canzone come Across the universe su iTunes, avviate gli effetti visivi a schermo intero. Partirà un trip assurdo tra galassie colorate, stelle, buchi neri e grandi eclissi, entrerete appieno nella musica e vivrete un’esperienza totalizzante. Grazie signor Jobs per gli effetti visivi di iTunes.

Caldo. Sudore. Noia.
Sono in una discoteca di Milano, quella Milano che ho imparato a sopportare di giorno ma che evito ancora di notte, come se il  male si annidasse tutto lì. Non so come ci sono finita, trascinata dalla solita euforia giovane e spigliata di A, che ha convinto Ale a portarmici.
E’ che io non sopporto il genere di musica, non mi piace più l’invasione dei miei spazi vitali da parte del latin lover sociopatico di turno.
La discoteca per me è lo spazio della solitudine per antonomasia: commistione di corpi e separazione di anime. Pensa che ti ripensa, mercoledì sera, in questa discoteca, giungo alla conclusione che il vero problema è il fatto che non mi posso fermare a pensare: mi sto tenendo occupata in migliaia di modi per non pensare che il mio messaggio di posta è stato visualizzato martedì mattina alle 07.12 e che non ho ricevuto risposta. Esco continuamente, ieri sono andata all’ospedale a trovare un numero di parenti e amici e parenti di amici ricoverati, ho fatto il giro di tutti e tre i piani del Manzoni pur di non rimettermi in macchina da sola.
Oggi ho passato la giornata a studiare e a vedere tutte le ultime serie di Glee, Gossip Girl e New Girl, a sistemare tutte le cartelle del computer fisso e a parlare al telefono con circa tutto il mondo.
E mi sono ritagliata un piccolo spazio di riflessione qui e ora, per arrivare all’assunto che era meglio non ritagliarmelo. Vado a provare a cucinare il riso allo spumante. Sì, so che non è ancora ora di cena.