Fiammiferi

Lo so che ragionando come ragiono, faccio perdere alle parole il loro effettivo significato, lo so. Ma ecco, io vorrei tanto che la scintilla scattasse e sono stufa di aspettare che scatti. Voglio fare in modo che scatti.
E so che la terminologia giusta non è più “scattare la scintilla” dato che è una cosa che ormai sono disposta a voler provocare io.
Ma si sa, è questione di famiglia. Mi sarebbe piaciuto esserci quando, nel lontano 1980, mia mamma si fece fare (sì, ripeto, si fece fare) la proposta di matrimonio da mio papà. Da noi se le scintille non scattano, abbiamo sempre pronti i fiammiferi.
Va beh, che io non sappia come accenderli è un altro conto.

Occhi enormi

Radio spenta.
110 km/h, solo il rumore del motore. La strada è deserta, c’è anche una discreta nebbiolina.
Mi tornano alla mente le parole della mamma del bimbo dagli occhi grandi, evidentemente in balia di uno dei suoi periodi depressivi. “Non riesco più a prendere la superstrada, in macchina, perché quando non c’è nessuno e vado molto forte non faccio altro che pensare che una piccola sterzata potrebbe semplicemente mettere fine a tutto. E’ così difficile resistere. Non la voglio più fare quella strada”.
Io non ho capito bene, l’ho odiata per quelle parole. E le ho chiesto cosa le facesse pensare che la stessa idea non le sarebbe venuta a casa, vedendo il balcone. “Non lo so. So solo che non mi è mai venuta, mentre in macchina è il mio pensiero costante”.
Ieri sera ho capito, mi sono venute in mente le sue parole. Ho pensato anch’io che una piccola virata e sbam! Ho avuto tantissima paura e ho rallentato. Certo, per me non si trattava di “resistenza”, mica voglio farmi una cosa del genere, io.  Ma ho capito quanto l’adrenalina possa essere alta in certi momenti e possa dare realizzazione ai desideri più profondi.
Ho compreso all’improvviso che forse il suo vero desiderio, della mamma del bimbo, era davvero quello di mettere fine ai suoi periodi di sofferenza, e il modo più semplice le doveva essere sembrato quello, per una questione di pura possibilità.
E immediatamente ho pensato anche a quanti motivi avesse per non sterzare, troppi, troppo belli. Gli stessi che a casa la tenevano lontana dal balcone, dal gas, da tutto quanto. Due erano sicuramente gli occhi enormi di suo figlio.
Allora tutto è stato chiaro.

Oroscopi al centro del mondo

Potrebbe essere difficile concentrarsi. Il trucco è di non prendere niente troppo sull’emotivo. Tieni le cose sul lato illuminato, e non ti abbattere se sembra che non riesci a trovare gli strumenti per scavare a fondo quanto vorresti. Potresti essere più produttiva se riuscissi a scremare più questioni piuttosto che provare a penetrarne solo una in particolare.
Che io non ci credo mica nell’oroscopo eh. Però a Londra, G mi ha trasmesso la sana abitudine di consultare questo sito di oroscopi a fine giornata, così, giusto per fare un bilancio. Il fatto che ci azzecchi sempre e che per questo mi faccia molta paura, non lo contiamo.
In sostanza, anche oggi il mio amato sito mi ha dato lo spunto giusto per bloccarmi.
Oggi è stato difficile concentrarmi sullo studio (ma perchè ho scelto di specializzarmi, che a quest’ora potevo già aver chiuso per sempre tutti i libri?) perché ero in un’altra dimensione. L’impresa di scavi in situazioni problematiche “Jude Trivelle s.r.l.” ha aperto e oggi ha fatto anche gli straordinari, che ce n’è di lavoro.
Ero là, nei meandri delle parole ma soprattutto degli sguardi, a cercare cosa poi? Il centro del mondo? Tanto poi so già che scotta e devo tornare indietro.