Finalmente sceglierai!

Close your eyes and you will see 
that you are all you really need .
I believe – Bon Jovi

Punto e a capo.
“Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?”
La seconda ipotesi fa meno paura, ora.

Si ricomincia da ieri sera.
E non si guarda più indietro, o almeno ci si prova.
Davvero, questa volta.

Buongiorno, mondo.

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Mi sono connessa su Facebook e l’ironia sulla fine del mondo prevista per stasera non mi ha infastidita assolutamente, solo mi ha fatta morire dal ridere, e mi ha tirata veramente su.

Bene, ipotizziamo che stasera ci saranno mega meteoriti in ogni dove, immaginiamo che moriremo tutti, solo per un attimo.
La cosa non mi spaventa molto, saremmo tutti un puff!, nessuno si perderebbe nulla. Quello che mi dispiace è che per circa due anni ci siamo organizzati, con qualcuno in particolare, la nostra megasbronza pre-morte certa.

Non c’è la fine del mondo.
Non c’è l’alcool.
Non c’è nemmeno quel qualcuno, che fra 24 ore compirà gli anni e io, per la prima volta, non sarò la prima a fargli gli auguri.

L’ho detto io che devo evitarlo sto spazietto bianco su wordpress per qualche giorno, guarda dove sono arrivata di nuovo! Grrrrrrr.

Coincidenze

Dai, una lacrimuccia piccina picciò prima o poi era prevista, no?
Insomma, non è mica tutto così facile, voglio dire, sto facendo tutto questo lavoro di accantonamento da sola, sto lottando contro me stessa e i miei demoni per concludere al meglio questa triennale vicenda in un modo tutto mio, e senza cedimenti consci. Poi è ovvio che quando uno va a sbronzarsi dopo tanto tempo, i numeri in rubrica che va a cercare per scrivere sms insensati sono sempre gli stessi (Un particolare ringraziamento ad F per avermi requisito il cellulare). Ed è ovvio che poi andando a far la baby sitter il giorno dopo con:
-i postumi dei chupiti;
-la strada che fai di solito che è chiusa e così devi deviare passando da casa di lui;
-il fatto che nello stesso momento in cui intravedi il cancelletto verde, parte sulla riproduzione casuale dell’mp3 quella che è stata per tanto tempo la nostra canzone
..insomma, quello che voglio dire è che un cedimento era prevedibile. E invece no, sono stata più forte e ho incassato il tutto.
Poi arrivo a casa (dopo aver affrontato il traffico selvaggio, le equivalenze e le divisioni del pischello che curo, la coda interminabile in posta, il tentativo di una nuova dieta fallito grazie al frigo pressochè vuoto, o meglio, pieno delle schifezze che dovrei evitare per perdere questi stramaledetti sei chili), apro Facebook e che ti trovo? Che lui, forse per caso o forse per magia, ha postato sulla tua bacheca proprio la vostra vecchia canzone. Stamattina, nel momento stesso in cui tu passavi di lì.
E qui la lacrima facile non regge. Tornano alla mente tutti i ricordi, la musica a palla in macchina, i pianti, le notti e le confessioni. Tutte, le confessioni. Anche le ultime, quelle che mi hanno fatto decidere che era il momento di dire basta.
Piango però senza disperazione, con dignità, non come facevo una volta. Lascio semplicemente che una lacrima mi bagni le guance e la asciugo immediatamente. Prima, quando piangevo, avevo bisogno di sentirlo, di non asciugarmi mai le lacrime e di lasciarle scorre fino al cuore, come se il sale potesse far rimarginare le ferite.
Sono cambiata tanto, mi dico. Decido di scrivere, senza nemmeno un singhiozzo.
Alla fine sono i ricordi quelli che mi hanno sempre fregata, sì.
Vorrei crearne di nuovi, da capo.

Post-adolescenti

Il problema di questi mal di testa che mi porto dietro dopo ogni serata fuori casa mi sa che è il fatto che io non ho vissuto l’adolescenza.
Mi spiego. La mia vita, fino ai diciotto anni, è stata scandita da scuola+musica che la maggior parte dei miei coetanei considerava strana+cotte per ragazzi irraggiungibili+sabati sera a casa guardando Cold Case. Non perchè non avessi amiche, anzi, ne avevo molte, ma eravamo tutte più o meno così. Brave ragazze senza grilli per la testa.
Ho iniziato ad uscire tutti i sabati dopo aver compiuto diciotto anni, fu come venire al mondo una seconda volta. Avevo a disposizione i soldi dei miei primi lavoretti come baby sitter, un corpo che non era nemmeno da buttare e un sacco di argomenti interessanti di cui parlare, accumulati in anni e anni di letture convulse e vinili polverosi. Lo stesso anno, ricordo di aver anche superato uno dei miei demoni peggiori: parlare con un ragazzo.
Avevo questa cotta pazzesca per un ragazzo che veniva nella mia stessa scuola (e la cosa era quasi un miraggio vista la percentuale di maschi presente in un ex liceo magistrale), e mi sentivo così inferiore, perchè avevo delle compagne di classe troiette, appunto, facevano la cosa che veniva loro meglio: troieggiavano. Troieggiavano con lui mentre io non avevo mai avuto nemmeno il coraggio di salutarlo, di dirgli un semplice “Ciao”. Mi allenavo ore ed ore a casa per riuscire a pronunciare la fatidica parola, ma nulla; studiavo a memoria i suoi percorsi all’intervallo, a scuola, per trovarmelo davanti e dirgli quel “Ciao”. Però niente, ero bloccata.
Poco prima del mio diciottesimo compleanno lo incontrai in giro per Lecco, io ero con un’amica e lui non mi ricordo con chi fosse, però così, naturalmente, gli dissi “Ciao”. Mi disse “Ciao” anche lui. Fu uno dei momenti più appaganti della mia vita fino ad allora. (No, non è  iniziato nulla da lì, diciamo che non ho mai smesso di provare attrazione per lui, e l’unica volta che ci ho parlato dopo quel momento è stato poche settimane fa, davanti ad un falò, io sbronza e lui completamente fatto, un dialogo tipo “Sai, D, mi viene da vomitare” “Fai bene, fai bene. Hai del fumo?” “No, D, ma ti ricordi di me?” “A-ha” “Chi sono allora?” “Eh sei mica la tipa là che fa le salamelle?” “No” “Ah. Va beh”).
Comunque, quando ho iniziato ad uscire, ad andare a ballare o ai live o alle feste, ho iniziato subito a tirarmi pacchi pensando a tutto quello che mi ero persa fino ad allora con le mie patetiche cotte e i miei sabati con i gialli di Rai Due. La cosa che più mi era piaciuta delle prime serate erano l’alcool, le sigarette e il contatto fisico con esseri di sesso maschile.
Ero con le mie amiche di sempre, che con me sono cresciute e come me sono esplose dopo i diciotto anni. Siamo diventate pazze insieme, e le vacanze per la maturità a Riccione sono state il nostro vero e proprio battesimo ad una vita completamente nuova. Il problema è venuto dopo, insomma.
Stiamo tutte per finire l’università, nella vita quotidiana siamo ancora le ragazze serie che eravamo, abbiamo i nostri obiettivi e, quando non vogliamo dormire, ce la mettiamo tutta per realizzarli.
Ma quello che ci aveva allettato all’inizio, alcool e ragazzi, sono ancora il nostro dilemma.
Nessuna di noi riesce a stabilire un rapporto normale con un partner. Io per prima. La mia predisposizione alle cotte eterne si è traslata in un rapporto esclusivo con un migliore amico figo ma comunque bisessuale. E non si va oltre, si è sempre lì, bloccati.
E poi ci sono i drink, uno, due, mille, e conseguenti mal di testa, vomitate e ricordi sconnessi.
Abbiamo ventun’anni e nessuna di noi ha ancora trovato un punto fermo, forse stiamo solo recuperando l’adolescenza non utilizzata, ma non staremo andando oltre?