Serenità

La zozza se ho latitato su questo blog.
‘a rieccome! 

Ciao bloggino.
Ciao.
Mi sei mancato.
No. Non è vero.

Diciamo che non ho avuto il tempo di sentire la tua mancanza, è stato un periodo pieno in tutti i sensi.
In primis ho finito gli esami, ergo sono ufficialmente una laureanda in procinto di scrivere una ssssshtupenda tesi. Quindi insomma, mi sono impegnata. Ho addirittura studiato. Ho concluso con un 29 e una media di tutto rispetto.
La dedico ai prof delle superiori che incontro in giro e che quando gli dico che sto per laurearmi, mi fanno le facce tipo: “Osti da te non me l’aspettavo”. 

Poi, ho realizzato un altro dei miei sogni più grandi, ho visto la mia band preferita dal vivo, i Muse, ormai tre venerdì fa.
E’ stata una settimana inconcepibile, quella che ha preceduto il live, di ansia, emozione, insonnia. Non esagero, chi mi conosce sa quanto conti per me l’assistere a dei concerti e soprattutto quanto conti per me la musica dei Muse.
Ancora oggi ho il batticuore se ripenso all’abbraccio scoordinatissimo che ci siamo date io e la Sissi alla comparsa di Matthew sul palco, ma soprattutto ho l’ansia se penso al fatto che Ale l’ha ripreso e ha ripreso tutto l’isterismo di quei cinque minuti ed è pronto a pubblicarlo. 

Poi, ho trovato un lavoretto e ne sto cercando altri mentre scelgo la specialistica, e ho ovviamente dovuto per questo tagliare un po’ dello spazio che dedicavo alle amicizie.
Ho scelto di dare delle precedenze, e sono il lavoro e l’università, non per questo disdegno di sentire nessuno, anzi, però c’è chi ha capito questa mia esigenza, mi viene incontro, vedo regolarmente. Sono persone con cui nel giro di un mese ho stabilizzato i rapporti, li ho intensificati e consolidati.
E poi ci sono persone che non sono state in grado, come è accaduto anche in passato, di capire, e non fanno nulla se non farmi pesare il fatto che non ci possa essere fisicamente. Ma non per questo cambiano i loro programmi.
Ultimi e anche meno importanti, coloro che non hanno problemi riguardo alla mia poca presenza perchè tanto erano spariti già da prima. E’ un discorso che non vorrei affrontare perchè avevo investito molto, a livello affettivo, su un rapporto in particolare che per maleducazione, mancanza di rispetto, stronzaggine del soggetto è finito nel dimenticatoio, purtroppo. 

Beh, credo sia tutto. Un bel periodo.
Ah, ho addosso, dopo anni, una serenità invidiabile e credo che la cosa esca un po’ dal modo in cui ho scritto. 
Sono fiera di me come non lo sono mai stata. E sono veramente, veramente serena.

Are we the waiting?

Ho imparato a vivere in funzione dell’attesa.
Ad affrontare ogni singola giornata, ogni singolo battito cardiaco, ogni piccolo grande dolore, come un gradino che, minuto dopo minuto, mi porta al momento che stavo aspettando.

Ho imparato che c’è quell’attesa che ti divora, che fa male veramente, ti ingarbuglia l’intestino e ti fa venire mal di pancia. Quella per cui inizi a prepararti alle 11 del mattino anche se manca mezza giornata all’ora x. E poi tanto è inutile che sai già che non succede quello che vorresti, però sì, ci speri, in fondo.

E poi c’è quell’attesa che te la puoi ritrovare in mano, scritta su un biglietto giallo e di mesi ne mancano addirittura 5, ma sai che sarà forse il momento più bello della tua esistenza, di sicuro lo ricorderai per sempre.

E tutto questo l’ho imparato per non pensare più che se sto male è perché sono sfigata e tutto il resto. E’ perché per pareggiare, mi sono preparata davanti anche tante cose belle.

Been lookin’ for a reason, man, something to lose.

Long walks

Sì, sto latitando parecchio.
L’esame di cinema mi sta risucchiando viva, così come la preparazione delle valigia per Londra, svariate consegne dell’UPS da attendere, il lavoro, Angry Birds, i regali che mi ero ripromessa di non fare a nessuno, il programmare tutti i concerti che ho acquistato per il 2013, il non pensare all’imminente fine del mondo.

Lo ammetto, in fondo tutte queste cose non mi risucchiano.
E’ che questo spazio, per me, è il mio momento di riflessione, la finestra su quello che ho dentro. E a differenza di quanto possa sembrare, non sono così forte, e ora non sono pronta a leggermi dentro.
E’ ancora una lunga, lunghissima strada quella che devo percorrere, e la voglia che ho di incamminarmi non è poi tanta.
Aspetterò di essere pronta, nel frattempo Bruce mi starà vicino. (Che oggi sono arrivati i biglietti per il 3 giugno e sì, lo vedrò di nuovo. Il migliore).

Sette mesi

Tra sette mesi andrò a sentire il venerdì i Muse e il sabato i Bon Jovi.

Il problema sta nel fatto che prima di affrontare quello che sarà il week end più gigante della mia vita, devono passare 197 lunghi giorni, e le cose non stanno andando come prevedevo.
Pensavo di scandire il tempo mancante a suon di viaggetto a Londra, altri concertini all’Alcatraz e sbronze pesanti.
In realtà, invece, ho davanti quattro/cinque esami, sicuramente, nella sessione di gennaio, la tesi e gli esami di giugno.
Ho un papà che ieri, alla cena per i cinquant’anni della ditta, tutto elegante, in giacca e cravatta, orgoglioso di aver portato moglie e figlia da far vedere a tutti i suoi colleghi, si è sentito dire che forse non potrà più lavorare lì l’anno prossimo. Non è grave, è già pensionato ma per lui sarebbe un colpo durissimo non avere più il lavoro che ha fatto per venticinque anni.
Ho dei rapporti che stanno andando alla deriva, ho la sensazione di essere stata sostituita con qualcun’altro quando penso ad A e G, le mie migliori amiche.
E ogni tanto penso ancora a V, a quello che mi è rimasto che è soltanto un numero di telefono inciso nella mia memoria, nemmeno salvato sul telefono, solo nel mio cuore. Voleva venire anche lui a vedere i Muse, quando avevamo perso i biglietti per Bologna, gli sarebbe proprio piaciuto. Le cose cambiano. Ho questo vuoto nello stomaco quando ci penso.

Magari per colmarlo ora mi rifugio nella Nutella.

Meno centonovantasette.

Birthday presents

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E così, alla fine, ho accettato di festeggiare questo benedetto compleanno.
In anticipo perché, punto primo, non ne avevo voglia e quindi ho sfruttato la prima serata utile, e, punto secondo, perché avevo fatto una figura di merda col Raf e dovevo in qualche modo farmi perdonare (non è bello dire ad una persona “Sì, ci vediamo giovedì” e farti sorprendere pochi minuti dopo, pensando che lui fosse andato via, a dire ad una compagna di università “Col cazzo che ci vado giovedì“).
Va beh, alla fine non c’era A, non c’era V, ma c’erano G, Deb e il suo fidanzato romagnolo il cui accento mi mette il buonumore ogni volta che apre bocca, Marti, F, Ale, e altre persone che non vedevo da tempo.
Sia chiaro, l’unica cosa che abbia fatto vagamente intendere che quella in atto era una celebrazione di compleanno era la torta fatta in casa da me, [l’unica che so cucinare n.d.r.] che nonostante l’aspetto poco invitante ha riscosso un certo successo di pubblico con finale a sorpresa: Chiara e Raf che ne fanno fuori ben tre fette a testa impedendo così alla sottoscritta di assaggiarne anche solo la salsina al cioccolato.
E la torta è l’unico elemento che mi fa apprezzare i compleanni. 

Insomma, alla fine è andato tutto per il verso giusto e ho ricevuto in regalo, tradizione che viene rispettata da anni, ormai, un biglietto per un concerto: dopo Take That (?) e Incubus, quest’anno sono arrivati i miei adorati The Script e ogni volta che prendo in mano il foglietto giallo di Ticketone entro in estasi totale, è sempre un’immensa emozione.
Per la contentezza ho dispensato mega abbracci a tutti, anche al Raf che non sempre mi sta così simpatico, a Chiara che ultimamente non è esattamente quella che si può considerare la mia anima gemella, e al buon Ale che conosco da poco ma che è tipo il super amico più disponibile del mondo.

Il mio vero compleanno, però arriverà solo domani e come sempre sono preoccupata. Solitamente quand’è il momento sono depressa, molto, e per quel giorno tendo a voler chiudermi in casa e a non voler sentire nessuno, i messaggi li leggo tutti la sera e cerco di non farmi trovare. E’ che non ci trovo niente di allegro nel ricordare una data che è simbolo del fatto che ci si avvicina inesorabilmente alla decadenza fisico-psichica. Discorsi astrusi.
Ma è un fatto indipendente da me, alla fine i miei amici vorrebbero solo starmi accanto.
G mi ha proposto, per domani pomeriggio, un bel bivacco come ai tempi del liceo al parco. Solo, con aggiunta di vino. Saremmo io, lei, A e Mì. Ovviamente quando è stata introdotta la parola ‘vino’ non ho potuto assolutamente rifiutare per una questione di coerenza alcolica. E quando ho sentito dire ‘venerdì pomeriggio’ mi è venuto in mente che era il giorno libero di V e che il parco è sotto casa sua.
Perdona l’ora, ma lavori venerdì? L’anno scorso avevi dimenticato il mio compleanno, quest’anno te lo ricordo io. Scendi in Villa, io porto il vino e tu il tuo culo sfondato“.
No, lavoro tutto il giorno ma sono in pausa dalle tre alle sette“. (E qui penso, mi prendi per il culo?).
Ci sta, noi per le tre siamo giù“.
Sì, così forse finalmente rischio anche di vederti“. (Eri sibillino, amico?).