Whatsername?

Mi sono trovata quasi sul punto di bruciare tutte le fotografie.
Se n’è andato, e io ho preso un diverso percorso.
Ricordo il viso,
ma non riesco a richiamare alla mente il suo nome.
E ora mi chiedo quale sia il suo nome.. 

 

..o quale sia diventato.

Il primo taglio è il più profondo

“The first cut is the deepest”. Cat Stevens già lo sapeva.

Sono andata a dormire presto, ridendo per gli assurdi messaggi che Ale mi mandava da ubriaco, col buonumore e sperando di non sognare cose troppo astruse.
Avevo appena passato una giornata bellissima con le mie amiche di sempre e le rispettive famiglie, avevo ballato un lento con papà (ha dovuto approfittare dell’occasione perché non mi sposerò mai) e anche Raf mi stava quasi simpatico. Marti e Deb sono le solite amiche con cui ci si trova sempre bene, anche dopo anni, e poi c’era questo ragazzo dalla carnagione quasi di legno, Sam, sedici anni e mannaggiammè conosceva tutte le canzoni dei Beatles (dopo una sfida estenuante a colpi di titoli e ritornelli, ho comunque vinto io). Stavo veramente, veramente bene.
Sono riuscita anche ad addormentarmi subito, leggera e allegra.

Bzzzzzzz. Bzzzzzzzz. Maledizione, ho lasciato il telefono acceso.
Che poi per me dormire è l’attività più appagante della giornata, chiariamo, quindi già il fatto che mi si interrompa implica nervosismi vari.
Per abitudine controllo lo schermo, mezza assonnata. V. Erano anni che non ricevevo un suo sms nel cuore della notte, anni in cui ci ho sempre sperato. Se mi svegliavo, la prima cosa che controllavo era il telefono per vedere se magari il miracolo fosse avvenuto, ma non avveniva mai, se non quando stava tanto, tanto male e aveva solo me, solo e soltanto me. E io ho davvero fatto di tutto in quel periodo, mi sono veramente fatta in quattro per aiutarlo e per superare quella fase, perchè lo sentivo come un mio dovere; perchè lo amavo così tanto. Ma così tanto. Avevo continue sensazioni brutte e gli scrivevo per vedere se stesse bene, e le mie sensazioni erano sempre vere, c’era sempre qualcosa che non andava, prendevo la macchina, a qualunque ora, litigando coi miei, e correvo da lui. Dovevo. Ricavavo un “Grazie, sei la mia migliore amica”, e godevo quanto potevo ogni abbraccio e ogni sua lacrima, perchè potevo avere solo quello di lui, l’amore più forte della mia vita.

Ho letto questo messaggio senza capirlo, mi sembrava quasi rabbioso, c’erano tanti “Mi fido di te” che non riuscivo a collocare, tanti “Ho bisogno di parlare”. Tante cose che avrei voluto leggere a quei tempi.
Ma non ora.

E oggi, di nuovo, mi chiedo per quale motivo il suo sms mi abbia destabilizzata così tanto quando in fondo non era niente di che, era come sempre il mio amico che mi chiedeva aiuto, come in quell’aperitivo qualche settimana fa. Tranquillo. Cioè, si può respirare.
Però non ho fatto altro che pensarci, tutto il santo giorno, nemmeno rileggere i messaggi di Ale ieri sera mi ha fatto ridere, stamattina. Nemmeno la Sissi e i suoi trip; ok, lei mi ha fatto ridere, ma dentro ho ancora un taglio profondo.

E’ che appunto, come disse Cat, il primo taglio è il più profondo.
Amerò di nuovo come ho amato lui? Anzi, ne avrò di nuovo il coraggio?

Am I sane?

Am I sane?

Tu sei là fuori, a divertirti.
E io ho bisogno di te.
Io sono sola con questa canzone che parla del sentirsi vuoti e della paura di sentire la tua mancanza; è difficile stare sola.
Ho camminato diciannove miglia su e giù per il corridoio. Il lungo corridoio.
Oh Dio, mi manca, ed è passata solo una notte.
Mi manca l’ultima volta che abbiamo litigato, non è triste?
Non diresti che è una cosa brutta?
Non mi importa, e se dovrò, leggerò i tuoi libri, perchè mi faranno venire in mente te.
E imparerò i tuoi appunti, in modo da avere un indizio.
E guarderò i tuoi film, così li conoscerò a memoria.
E farò tutte quelle cose che mi ricordano te.
E laverò i miei capelli col tuo shampoo, e acquisterò il tuo profumo e lo spruzzerò per tutta la mia stanza.
E fumerò le tue sigarette, così già che ci sono muoio.
E poi ti chiamerò. Fa-la-la-la
Sono sana?
Sono sana?
Sono sana?

Tre

Immagine

Amiche.
Diamo loro atto che avevano ragione.
In primo luogo sapevano che io coi multipli di tre non vado d’accordo. Con D la cosa si è conclusa dopo nove mesi. Con V dopo tre anni. Il mio voto peggiore è stato 3 al liceo. Ho dato il mio primo bacio, l’errore più grande della mia vita fino ad ora, all’età di diciotto anni, ed era il giorno sei del mese.
Loro dicono che il tre, a me, non si deve manco avvicinare, almeno che non sia moltiplicato per dieci in un bell’esame all’università. Con una lode da parte, magari.
Avevano ragione quando a sedici anni dissi che non avrei mai toccato una sigaretta in vita mia e non mi sarei sbronzata e non sarei mai stata con degli sconosciuti e la prima persona che avrei amato sarebbe stata quella che avrei amato per sempre: mi avevano guardata come se avessero visto il futuro e si erano limitate a lanciarmi uno sguardo, in quell’aula di liceo, sedute su quei banchi stretti, che sembrava voler dire: “Jude, fai che ne riparliamo tra un paio d’anni, eh?”.
Le mie amiche avevano ragione anche quando hanno detto che in fondo, l’unica soluzione per me funzionante, per eliminare una vecchia fiamma bruciata troppo in fretta, era il sistema del ‘chiodo scaccia chiodo’.
Avevano ragione a partire in quinta, quando avevo rivelato che c’era una persona che mi sembrava carina. Lo sapevano che per me non esistono mezze misure e che già il fatto di aver detto una cosa del genere, implicava un mio coinvolgimento molto più profondo.
Quindi sì, amiche mie, avevate ragione. Forse mi piace una persona che non si chiama V e forse sono pronta a lasciarmi tutto alle spalle. Anche e soprattutto grazie a voi.
“G, devo dirti una cosa. Penso che tu e A abbiate ragione”.
“Io e A? Guarda che sono solo io ad avere ragione, A mi segue perché ormai l’ha capito da tempo. Comunque riguardo a cosa, questa volta?”.
“Riguarda S”.
“Lo sapevo. Fanculo, mi hai fatta penare per tirartelo fuori di bocca”.

Ripensandoci, in fondo, il tre non mi porta poi tanta sfortuna. Noi siamo tre, un universo che gira intorno a se stesso da anni, con le stesse modalità. Se questo qui non è amore… 😉

Coincidenze

Dai, una lacrimuccia piccina picciò prima o poi era prevista, no?
Insomma, non è mica tutto così facile, voglio dire, sto facendo tutto questo lavoro di accantonamento da sola, sto lottando contro me stessa e i miei demoni per concludere al meglio questa triennale vicenda in un modo tutto mio, e senza cedimenti consci. Poi è ovvio che quando uno va a sbronzarsi dopo tanto tempo, i numeri in rubrica che va a cercare per scrivere sms insensati sono sempre gli stessi (Un particolare ringraziamento ad F per avermi requisito il cellulare). Ed è ovvio che poi andando a far la baby sitter il giorno dopo con:
-i postumi dei chupiti;
-la strada che fai di solito che è chiusa e così devi deviare passando da casa di lui;
-il fatto che nello stesso momento in cui intravedi il cancelletto verde, parte sulla riproduzione casuale dell’mp3 quella che è stata per tanto tempo la nostra canzone
..insomma, quello che voglio dire è che un cedimento era prevedibile. E invece no, sono stata più forte e ho incassato il tutto.
Poi arrivo a casa (dopo aver affrontato il traffico selvaggio, le equivalenze e le divisioni del pischello che curo, la coda interminabile in posta, il tentativo di una nuova dieta fallito grazie al frigo pressochè vuoto, o meglio, pieno delle schifezze che dovrei evitare per perdere questi stramaledetti sei chili), apro Facebook e che ti trovo? Che lui, forse per caso o forse per magia, ha postato sulla tua bacheca proprio la vostra vecchia canzone. Stamattina, nel momento stesso in cui tu passavi di lì.
E qui la lacrima facile non regge. Tornano alla mente tutti i ricordi, la musica a palla in macchina, i pianti, le notti e le confessioni. Tutte, le confessioni. Anche le ultime, quelle che mi hanno fatto decidere che era il momento di dire basta.
Piango però senza disperazione, con dignità, non come facevo una volta. Lascio semplicemente che una lacrima mi bagni le guance e la asciugo immediatamente. Prima, quando piangevo, avevo bisogno di sentirlo, di non asciugarmi mai le lacrime e di lasciarle scorre fino al cuore, come se il sale potesse far rimarginare le ferite.
Sono cambiata tanto, mi dico. Decido di scrivere, senza nemmeno un singhiozzo.
Alla fine sono i ricordi quelli che mi hanno sempre fregata, sì.
Vorrei crearne di nuovi, da capo.