Occhi enormi

Radio spenta.
110 km/h, solo il rumore del motore. La strada è deserta, c’è anche una discreta nebbiolina.
Mi tornano alla mente le parole della mamma del bimbo dagli occhi grandi, evidentemente in balia di uno dei suoi periodi depressivi. “Non riesco più a prendere la superstrada, in macchina, perché quando non c’è nessuno e vado molto forte non faccio altro che pensare che una piccola sterzata potrebbe semplicemente mettere fine a tutto. E’ così difficile resistere. Non la voglio più fare quella strada”.
Io non ho capito bene, l’ho odiata per quelle parole. E le ho chiesto cosa le facesse pensare che la stessa idea non le sarebbe venuta a casa, vedendo il balcone. “Non lo so. So solo che non mi è mai venuta, mentre in macchina è il mio pensiero costante”.
Ieri sera ho capito, mi sono venute in mente le sue parole. Ho pensato anch’io che una piccola virata e sbam! Ho avuto tantissima paura e ho rallentato. Certo, per me non si trattava di “resistenza”, mica voglio farmi una cosa del genere, io.  Ma ho capito quanto l’adrenalina possa essere alta in certi momenti e possa dare realizzazione ai desideri più profondi.
Ho compreso all’improvviso che forse il suo vero desiderio, della mamma del bimbo, era davvero quello di mettere fine ai suoi periodi di sofferenza, e il modo più semplice le doveva essere sembrato quello, per una questione di pura possibilità.
E immediatamente ho pensato anche a quanti motivi avesse per non sterzare, troppi, troppo belli. Gli stessi che a casa la tenevano lontana dal balcone, dal gas, da tutto quanto. Due erano sicuramente gli occhi enormi di suo figlio.
Allora tutto è stato chiaro.

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